Il progetto ha avuto ufficialmente inizio nell’ottobre 2019. Entrambi i suoi ideatori sono nati a Ravenna, città d’Arte, città di grandi opposti e città di Mare.

Tutti conoscono i mosaici di Ravenna, ma non tutti hanno bene presente il labirinto di San Vitale: Immagine che ha ispirato il nostro progetto.

Il labirinto della Basilica di San Vitale (532-547 dc) è un mosaico pavimentale risalente al XVI secolo che oltre al suo enigmatico fascino ci ha colpito da sempre per l’importante valore simbolico.

Così il DEDA Project, che nasce nella città di Ravenna, diventa un percorso di ricerca e confronto che desidera condurci ad una nuova dimensione d’arte. La ricerca, come sappiamo è basata sul ‘guardare oltre’ per trovare vie alternative, a volte più brevi, a volte meno battute.

La parola DEDA è acronimo di “Dimensione Evasiva D’Arte” e ci sembrava perfetta per affermare l’identità di questa iniziativa, che portando le opere d’arte nelle case, scopre un nuovo ambiente espositivo ed una nuova modalità di condivisione d’informazioni, ovvero analogica, partecipata, sostenibile. A piccoli passi, ma senza fermarsi.

Oltre al nome del progetto, che richiama il nome dell’inventore del labirinto più famoso di sempre, abbiamo concepito il nostro logo come un Icaro che vola sulle case. Volevamo trasmettere dinamicità e leggerezza con questo logo e con l’aggiunta della casina in mano ad Icaro un piccolo riferimento al rapporto interno/esterno che il progetto investiga.

Le opere passano di casa in casa, ogni mese, per un anno; creando un vero e proprio percorso che ci arricchisce ad ogni passo, grazie alle opere d’Arte degli artisti selezionati dai nostri due critici d’arte.

Come suggerisce il Labirinto di San Vitale, il traguardo finale è una conchiglia:
Per noi simbolo di contemplazione, di eterno femminino e di bellezza. Simbolo che invita ad accogliere ciò che la vita porta -nel nostro caso ciò che l’opera d’arte emana – con venerazione.


Grazie per la tua attenzione,

restiamo vicini

Linda e Filippo

Grazie a Giampaolo, un gentile ospitante della prima edizione, possiamo in pochi minuti conoscere la sua esperienza col DEDA Project